PSICOLOGIA FINANZIARIA : SOLO NUMERI E LEGGI MATEMATICHE ?

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La figura dell’investitore finanziario, in quanto ardito ed intrepido, suscita interesse ed è degna di adeguati studi psicologici mirati ad analizzare il suo comportamento. Per definizione, è colui che investe del capitale economico al fine di ottenere somme sempre più grandi. E’ chiaro che tale attività proficua comporta degli opportuni rischi economici. Il proprio capitale può facilmente andare disperso a causa di qualche azione finanziaria finita male, così come in breve tempo la situazione può essere completamente ribaltata. Molto spesso la percezione del rischio è sfocata ed annebbiata e si possono commettere errori, proprio poiché essa non risulta facilmente quantificabile e definibile. A prova di questa affermazione, ci sono stati diversi studiosi e psicologi che hanno affrontato queste tematiche, ad esempio Mertz, Slovic e Purchase nel 1998, e Slovic in un suo studio solitario due anni dopo, nel 2000. Un buon investitore deve quindi possedere alcune qualità che lo aiuteranno nel suo percorso: un’approfondita conoscenza del mercato, una buona capacità decisionale, una mente razionale. Sono talmente tante le variabili in gioco, che da diversi anni è nata una nuova branca della psicologia cognitiva, la finanza comportamentale.

Questa nuova disciplina, strettamente legata all’economia comportamentale, si interessa di studiare tutte le varie motivazioni che portano un investitore a compiere una scelta; si tratterà solo di numeri e leggi matematiche? Questo mito è stato sfatato da alcuni ricercatori, che hanno dimostrato quanto in realtà queste figure si affidino ai propri sentimenti ed emozioni. La finanza comportamentale si basa su tre temi principali, come definito da Shefrin nel 2002: l’euristica, l’inquadramento e l’inefficienza di mercato. Questi temi trattano di come gli investitori vengono in gran parte guidati dai propri istinti, dalle proprie sensazioni, dall’andamento dei propri affari personali nei giorni precedenti, dai valori affettivi o dai segnali fortunati che vengono percepiti durante una giornata favorevole, dal proprio passato. In particolare, i due studiosi Shapira e Venezia, sono riusciti a dimostrare che le decisioni finanziarie vengono spesso influenzate da come sono state chiuse le contrattazioni nelle giornate precedenti. In base all’esito di queste contrattazioni, verranno eseguite azioni corrispondenti: se è avvenuta una perdita di denaro allora l’investitore il giorno successivo tenterà di riacquisirlo con diversi scambi, al contrario se la situazione è rimasta stabile non verranno eseguite mosse azzardate. È interessante notare che anche il modo in cui un problema viene presentato, influenzerà notevolmente la decisione dell’individuo.

Queste numerose motivazioni irrazionali che guidano l’uomo hanno portato ad un’anomalia di mercato, in cui si riscontrano valutazioni errate dei prezzi, processi decisionali irrazionali ed anomalie sul ritorno. Richard Thaler, importante economista statunitense, ha scritto diversi trattati sull’economia comportamentale, analizzando il fenomeno da vari punti di vista. È buona pratica che l’investitore abbia cura di circondarsi di professionisti che lo aiutino nelle sue scelte, quali psicologi finanziari ed esperti del settore. Il miglior modo per riuscire a compiere le scelte migliori è possedere una profonda conoscenza del proprio carattere e della propria personalità, del proprio modo di reagire alle delusioni e alle vittorie.

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