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LA GUERRA SILENZIOSA TRA DOLLARO E YUAN

Il problema dell’economia americana è il fatto che, innescata la crisi, deve non solo uscirne per prima, ma anche e soprattutto essere il traino per l’economia mondiale.E da qui in poi, il ruolo del dollaro, perno cenrale di tutto, potrebbe cambiare.
Un’economia che stavolta deve combattere anche con il pericolo imprevisto della Cina, un colosso che, affondando, crea una voragine difficilmente colmabile. Almeno per una nazione il cui andamento è si positivo ma si regge sulla forza, paradossale ma vero di un dollaro che dev’essere forzatamente svalutato per diversi anni prima di dare risultati sproporzionatamente miseri se confrontati con gli sforzi messi in campo dalla Federal Reserve per permettere a tutta l’economia di riprendersi.

LA STORIA DI UNICREDIT IN CINA

Quella della Cina è una parabola incredibile. Immensa cellula dormiente del comunismo, ha visto negli ultimi 30 anni un cambiamento di rotta a dir poco repentino. Grazie allo spostamento del suo asse economico diretto allo sfruttamento di un occidente in cerca perenne di un grande partner che offrisse vastissima manodopera a buon mercato, Pechino ha potuto contare molto anche sullo spirito di adattamento e sulla pazienza atavica che il suo popolo dimostra. Un popolo, quello cinese che il luogo comune vuole particolarmente soggetto a un forte senso della gerarchia e, di conseguenza dell’ubbidienza.

IL BRASILE PUNTA SULLE INFRASTRUTTURE

Per la precisione sui porti. Anche perchè il Brasile può contare su una rete idrica che, strano ma vero, è più agevole di quella stradale, infatti i fiumi sono tantissimi e ampiamente navigabili per lunghi tratti. Si tratta di un salto per facilitare la nascita anche di porti privati oltre a quelli pubblici e invitare nuovi capitali stranieri nel paese con una prima spinta di 20 miliardi di euro per i prossimi 5 anni. Una conseguenza naturale dovuta al boom degli ultimi anni che ha permesso di sfruttare la rete idrica (il 95% dei trasporti per il commercio avviene vi mare) e che ha sottolineato la sua inadeguatezza ai carichi della richiesta internazionale che si prevede in aumento anche nell’immediato visto che all’orizzonte si vedono ormai da tempo anche i nuovi traguardi della Coppa del mondo di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016.

L`ENIGMA DELLE COMMODITY

Questo 2013 è stato a dir poco criptico: doveva essere l’anno dell’euro e del suo riscatto e non lo è stato. Del ritorno dell’oro, seppur tra pareri contrastanti. E non lo è stato. Delle commodity come protagoniste, e non lo è stato. Almeno finora. Si, perchè i primi tre mesi hanno visto il risultato peggiore degli ultimi tre anni, proprio in contrapposizione di un rally record che ha segnato l’andamento di Wall Street. Finisce così il mito di un diretto collegamento fra equity e commodity. In questo caso i maggiori imputati sono i fronti esteri, soprattutto quelli orientali, (Cina in testa e Stati Uniti al secondo posto).

L`EUROPA CHIUSA NELE SUE PAURE

Perchè spesso si è contrari all’austerità? Semplice: brucia le possibilità di crescita. Eppure, i conti pubblici, nel 90% dei casi non possono certo essere lasciati così. Allora, come risolvere la diatriba?

Prima di tutto è bene stabilire che effettuare misure di austerity non è un peccato contro la religione, anzi, spesso sono veramente una ricetta sana per riuscire a frenare gli sprechi e soprattutto per risanare realmente i conti pubblici. Ma, naturalmente, è bene che, come ogni medicina, sia assunta da un organismo che può reggere eventuali effetti collaterali e, soprattutto, alle giuste dosi. Partiamo dal primo punto.